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Cronaca dell'ultima giornata

Di prima mattina, con grande entusiasmo e gratitudine per quanto condiviso e vissuto nei giorni precedenti, i partecipanti al I Congresso di Spiritualità Sodalite hanno cominciato le attività previste per la durata di tutta la giornata.

Canti e preghiere hanno dato inizio al programma, nella quale hanno avuto luogo conferenze, tavole rotonde, domande, la recita del Rosario e alcune gradevoli ed edificanti sorprese.

La prima delle conferenze della mattinata, «Il peccato, chiave antropologica», è stata pronunciata da Catalina Lòpez, membro della Fraternità Mariana della Riconciliazione, che ha evidenziato che una corretta visione teologica del peccato «ci fornisce una chiave di lettura fondamentale per comprendere il cammino dell’uomo viandante, per la comprensione del nostro pellegrinare in terra come continua lotta. Ci dà luci sul senso della sofferenza umana e ci apre alla speranza con la luminosa verità della Riconciliazione in Cristo».

Catalina ha spiegato al pubblico che dalla prospettiva della spiritualità sodalite, fondata nella Rivelazione e negli insegnamenti del Magistero e della Tradizione, «ci avviciniamo al tema del peccato a partire da vari accenti particolari: il peccato come disobbedienza, il peccato come rottura, il peccato come atto suicida e il peccato come atto omicida».

In questa linea, Catalina ha dato enfasi all’importanza di soffermarsi nell’approssimazione al peccato come forza di rottura, mettendo in risalto la sua quadruple dimensione: con Dio, con se stessi, con i fratelli e con la creazione intera. Il peccato, ha aggiunto, «ostacola stabilmente la crescita nell’amore e la comunione, sia dal cuore degli uomini, sia dalle diverse strutture da essi create, nelle quali il peccato dei suoi autori ha impresso la propria impronta distruttrice». In questo modo, le conseguenze antropologiche del peccato «sono indubbie, visto che la forza di rottura che contiene sconvolge le quattro relazioni fondamentali dell’essere umano», ha aggiunto.

Anche se l’uomo si sperimenta ferito dal peccato, avverte sempre con maggior forza “una nostalgia di infinito, che non è un’esperienza vitale passeggera, bensì permanente e costitutiva dell’esistenza stessa dell’uomo”, ha concluso.
Finita la conferenza, i partecipanti hanno rivolto molte interessanti domande per approfondire questo tema trascendentale per comprendere la persona umana e il bisogno impellente di riconciliazione.

Durante la pausa, i partecipanti sono stati invitati a visitare una stupenda esposizione di arte popolare che ha avuto come argomento la devozione mariana della nostra famiglia spirituale, Nostra Signora della Riconciliazione.

In seguito, si è dato inizio alle tavole rotonde previste per la mattinata. La prima di esse ha avuto come tema «L’approssimazione alla persona umana in alcuni autori spirituali tra il XV e il XVII sec.», tenuta da Gustavo López, membro del Sodalizio di Vita Cristiana, che ha descritto l’approssimazione all’argomento da parte di diversi autori dell’epoca, come Frate Luis de Granata, San Giovanni della Croce e Padre Miguel de la Funta e San Francesco di Sales.

Per tutti questi autori, ha spiegato Gustavo, «il corpo è la parte esteriore, la “casa” dell’anima, soggetto di educazione, affinché non si converta in un ostacolo nel cammino dello spirito». Gustavo ha parlato dell’approssimazione alla dimensione interiore di tali autori: «… la dimensione interiore dell’uomo è costituita da diversi piani o gradi, ciascuno con facoltà e potenze… in tale dimensione interiore, in quasi tutti i casi si è soliti sottolineare un luogo più intimo e riservato con facoltà per alcuni, senza facoltà per altri e per altri ancora con facoltà pero nel suo stadio più nobile e che è l’autentico luogo dell’incontro con Dio».

Concludendo e di fronte alla domanda logica di quale sia il compito dell’uomo di fronte a questa parte costitutiva della persona, Gustavo ha indicato che è necessario uno «spogliarsi-rivestirsi», collaborando con la grazia affinché agisca e trasformi tutto l’essere, dalle parti più esteriori fino alle più interiori, rendendole più spirituali».

Il secondo relatore ha trattato il tema «Visione triale dell’essere umano in alcuni autori contemporanei», esposto da Felipe Peligrinelli, membro del Sodalizio di Vita Cristiana.

Felipe ha avvertito che sebbene non tutti gli autori che avrebbe menzionato potevano essere considerati strettamente quali promotori di una strutturata e chiara «visione triale» dell’essere umano, «sì possono essere considerati come possibili interlocutori per una maggiore comprensione della stessa».

Questa precisazione ha permesso di entrare in dialogo con i contributi o concezioni del filosofo tedesco Edmund Husserl, di Santa Edith Stein, con alcuni aspetti dell’antropologia di Emmanuel Mounier, col filosofo Ferdinand Ebner, lo psicologo viennese Viktor Frankl, lo psichiatra italiano Roberto Assagioli, il celebre pensatore cattolico Henri de Lubac, il teologo spagnolo Oleario González de Cardenal e il teologo tedesco Frans Delitzsch.

Felipe ha sostenuto che in un mondo segnato da riduzionismi ideologici, da una forte frammentazione dell’umano e di fronte all’insufficienza e incomprensione di ciò che significa la dimensione spirituale per l’uomo di oggi, «una delle sfide del nostro tempo contempla il recupero della visione unitaria e integrale dell’essere umano e il recupero della dimensione spirituale».
A mezzogiorno e come espressione dell’amore filiale a nostra Madre nel giorno a lei dedicato, si è tenuta la recita del Rosario per le intenzioni del Santo Padre e per tutti i lavori e frutti di questo Congresso, meditando i misteri del dolore-gioia per imparare da Santa Maria come deve essere la nostra vita cristiana.

IL POMERIGGIO

Alle 4:30 del pomeriggio si è dato inizio all’ultimo blocco del Congresso, con una preghiera iniziale che ha aperto alla conferenza “Il Signore Gesù, Riconciliatore e Rivelatore della persona umana”, a cura di Ignacio Blanco, Presidente del Comitato Organizzatore del Congresso e membro del Sodalizio di Vita Cristiana.

L’oggetto della conferenza, secondo quanto ha affermato egli stesso, è stato cercare di approfondire lo splendido mistero dell’orizzonte della riconciliazione dell’essere umano realizzata dal Signore Gesù, «svela anche pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione».

Approfondendo ulteriormente l’argomento, ha presentato la riconciliazione come chiave e dinamismo fondamentale nel quale l’essere umano è invitato a viverla in e da Cristo. «Effettivamente, ha continuato, la ricchezza teologica di questa categoria di comprensione della Rivelazione contiene, per il suo stesso dinamismo, proiezioni antropologiche che dalla fede illuminano il mistero dell’essere umano».

«Nel Signore Gesù l’uomo non solo è perdonato (giustificato), ma è anche totalmente rinnovato, riorientato, “creato” nuovamente, ed introdotto in questo dinamica riconciliatrice come beneficiario e ministro della stessa», ha aggiunto.
Di fronte ad un uditorio che seguiva con grande attenzione queste riflessioni, Ignacio ha proseguito la conferenza spiegando come nel Signore Gesù scopriamo la nostra identità e l’orizzonte della nostra realizzazione. In questo senso, ha evidenziato l’importanza che rivestono la Gaudium et spes 22 e la Ecclesia in America 10, non solo per la spiritualità sodalite, ma anche per la rinnovata presentazione del Mistero di Cristo in questo terzo millennio, come per la riflessione antropologica illuminata dalla fede.

Ignacio ha presentato alcuni elementi concreti che ci rivela Cristo sulla nostra identità e vocazione come persone: essere figlio nel Figlio, l’umiltà come disposizione esistenziale, l’obbedienza, cammino di libertà e realizzazione autentica, la purezza, cammino di pienezza nell’amore, la dimensione cruciforme dell’esistenza umana e il senso missionario dell’esistenza.
Terminata la conferenza si è dato inizio alle diverse domande dei presenti sull’applicazione del dinamismo riconciliatore nella vita cristiana e quotidiana.

Dopo la pausa ha avuto inizio l’ultima conferenza del Congresso, «La persona umana e la sua libera cooperazione con la Grazia», a cura di P. Jorge Olaechea, sacerdote del Sodalizio di Vita Cristiana.

Al cospetto di un uditorio attento e riflessivo, P. Jorge ha spiegato in che consiste l’autentica libertà della persona umana. Ha affermato che «attraverso l’esercizio libero della volontà, che si muove verso ciò che la persona –mediante un processo nel quale diversi fattori fisici, affettivi e tendenziali interagiscono con l’intelletto– stima come buono per sé in una determinata situazione, la persona umana dispone di sé e si va forgiando».

Tuttavia, il mistero della libertà umana non si esaurisce lì, ha chiosato Padre Olaechea. L’approfondire l’argomento ci porta ad un importantissimo concetto, che nella nostra tradizione spirituale chiamiamo libertà posseduta. «Non si tratta di un concetto statico, come se ad un certo punto uno possa dire “già posseggo la mia libertà”, bensì di una realtà dinamica: diventiamo progressivamente più liberi nella misura in cui compiamo atti liberi che ci avvicinino di più “alla realtà profonda, alla stessità del nostro essere», ha spiegato.

“Possiamo dunque affermare, ha continuato Padre Jorge, che il Piano di Dio è lo spazio dell’autentica libertà umana, dato che solocon l’intenzionalità del Disegno divino si comprende il senso autentico di qualsiasi realtà umana, inclusa la libertà, e –possiamo aggiungere– soprattutto della libertà, la quale, come recita la Gaudium et spes, nell’insieme delle realtà umane è “nell’uomo un segno privilegiato dell’immagine divina”.

La Grazia è sempre una donazione amorosa di Dio e non annulla la nostra libertà, anzi al contrario, «quando esercitiamo tale libertà seguendo il senso dei nostri dinamismi fondamentali, ci facciamo più liberi per azione della grazia», ha aggiunto.
In tutto ciò, ha concluso Padre Olaechea, «l’esempio della Vergine Fedele ci mostra la pienezza della libertà umana, che appunto non è solo la sua capacità di scelta, e neanche solo il possesso di questa libertà mediante il retto esercizio secondo la verità e il bene, bensì la donazione, a partire da questa libertà posseduta, in obbedienza amorosa al Signore e al suo Piano».

CERIMONIA DI CHIUSURA

Una successione di gradite sorprese ha coronato la cerimonia di chiusura del I Congresso di Spiritualità Sodalite. Hanno suscitato nei presenti una gioia spontanea i canti presentati dalla famiglia Aguilar, membri della nostra famiglia spirituale, in una evidente dimostrazione di allegria genuina che ha origine nella presenza del Signore in mezzo a noi.

Una volta annunciato, Ignacio Blanco, Presidente del Comitato Organizzatore del Congresso, si è rivolto ai presenti affermando che questo Congresso «è stata un’esperienza indescrivibile, e la prima cosa che nasce è gratitudine a Dio, poiché è la sua forza che ci ha riunito, che alimenta queste relazioni di amicizia e di fraternità della nostra famiglia».
«Chi dice che non è possibile cambiare il mondo?», ha detto ai partecipanti condividendo un’idea che gli aveva suggerito il visitare l’esposizione di arte su Nostra Signora della Riconciliazione, opere quelle di artisti peruviani che hanno saputo plasmare la nostra spiritualità nei loro lavori.

Allo stesso tempo, ha esortato tutti i membri della famiglia spirituale, a partire della realtà di ciascuno, ad «assumere l’impegno esigente di rispondere, di formarci veramente, di fare sì che il cammino di ascolto, accoglienza, interiorizzazione che vediamo in nostra Madre Maria, si converta sempre più nel nostro cammino».

PAROLE FINALI DEL NOSTRO FONDATORE

Concludendo il suo intervento ai partecipanti del Congresso, Ignacio Blanco ha chiesto al nostro Padre Fondatore, Luis Fernando, che rivolgesse alcune parole conclusive.

Dopo aver ringraziato profondamente Dio per questa intensa e stupenda esperienza che ha riunito in quattro giorni a più di 1100 membri della famiglia spirituale da tutte le parti del mondo, Luis Fernando ha detto che lo Spirito di Dio «ci muove ad aprire i nostri cuori; ad esprimere ciò che Egli continua a regalarci e a categorizzarlo; a vivere con maggiore profondità l’esperienza cristiana, a lanciarci al mondo per annunciare Gesù».

Ha condiviso con tutti i presenti la sua profonda commozione per la mostra di arte con le raffigurazioni di Nostra Signora della Riconciliazione plasmate «in maniera così bella e in forme così distinte dagli artisti popolari di questa tanto sofferta terra di Ayacucho… benedetto da questa capacità creatrice di uomini e donne nell’arte popolare.

Non meno impressionanti, ha detto Luis Fernando, sono le foto e i dipinti che esprimono la vitalità di una comunità di fede, speranza e amore radicata nel mondo di oggi. Allo stesso modo si è ricollegato al canto della famiglia Aguilar, come simbolo di una fede unita, che si esprime nell’arte, dono che Dio ha dato loro. «Tutto ciò» ha ricordato il nostro fondatore, «ci deve portare ad una gratitudine molto profonda».

Allo stesso tempo, Luis Fernando ha dichiarato che la presenza di Mons. Alcides Mendoza, il vescovo più giovane a partecipare al Concilio Vaticano II, che si è reso presente in questi giorni nel Congresso, gli chiamava alla mente con forza il Concilio «come un regalo grande, forte ed intenso per la Chiesa del nostro tempo».

Luis Fernando ha proposto l’emozionante ricordo del 1972, quando il vescovo ausiliare di Lima, sotto richiesta del Cardinale Arcivescovo di Lima Juan Landázuri Ricketts, visitò la nascente comunità sodalite, ed incoraggiando il giovane gruppo iniziale disse ai suoi membri: «il Sodalitium è una piena espressione del Concilio Vaticano II». Ha continuato dicendo che 20 anni dopo, nel 1992, il Cardinale Landázuri nel Centro Pastorale Santa Maria dell’Evangelizzazione condivise queste medesime “famose parole” –così il Cardinale– del suo Vescovo Ausiliare. «Ciò significava –ha detto Luis Fernando– la responsabilità di trasmettere e portare al mondo il messaggio del Concilio».

«Come allora, insieme alla piena coscienza della nostra fragilità, non riconoscere la scelta gratuita di Dio Amore che deposita in noi il compito immenso di portare il suo messaggio e la sua presenza a un mondo che gli dà le spalle», ha continuato il nostro Fondatore.

Con voce forte e vigorosa, ha esortato i membri della famiglia spirituale ad avvicinarci e ad imparare da Santa Maria. «Cristo ci invia a Maria, nostra Madre, sua Madre, affratellandoci in Lei, e ci invita ad avvicinarci a Lei come fece Lui, con amore di figlio, con amore filiale. Che meravigliosa espressione: amore filiale, avvicinarci a Maria affinché come figli sentiamo la sua dolcezza e possiamo situare il nostro cuore in armonia con il suo, che batte come ben sappiamo con i battiti di Gesù», ha detto.

Terminando questo messaggio conclusivo del Congresso, Luis Fernando ha menzionato le parole del Papa Benedetto XVI sul Signore Gesù: «Egli non toglie nulla, e dona tutto». In questo senso, ha aggiunto: «Egli si dona interamente a noi, mostrandoci la nostra identità, l’orizzonte della nostra esistenza, la vera felicità che invoca il nostro cuore, darci a Gesù».

«Dobbiamo farlo vita nella nostra vita, centrare tutta l’attenzione nel Signore Gesù, non lasciarci distrarre dal rumore, dagli idoli che presenta il mondo, dall’ostilità di un mondo che dà le spalle a Dio, da una cultura sempre più negante l’umano. Non dobbiamo lasciare distrarci, bensì ergere in alto la nostra fede, lasciare che questa fiamma che arde nel Cuore della Vergine arda nei nostri cuori, aprirci a ricevere l’olio dello Spirito Santo affinché questa fiamma si accenda e si converta in torcia viva che vada per il mondo infuocando cuori, infuocando realtà, appiccando un fuoco immenso che mostri la gioia, il calore, la luce di Dio a un mondo che cammina nelle tenebre. Questa è la nostra missione, per questo siamo qui, non si conclude il Congresso, si apre una dimensione di esso nell’approfondimento fino alla prossima tappa, per potere in tutto questo processo convertirci in questa fiaccola, in questo fuoco vivo e andare per il mondo irradiando fuoco, irradiando luce, irradiando amore», ha concluso.

Come atto finale della Cerimonia di Chiusura si è tenuta una Liturgia presieduta da Mons. Alcides Mendoza Castro, che ha impartito la benedizione a tutti i partecipanti del Congresso e l’ha estesa a tutti i membri della Famiglia Sodalite che in questi giorni hanno accompagnato la realizzazione di questo meraviglioso evento con la loro preghiera e comunione fraterna.

 

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